Il Neolitico, ossia il periodo caratterizzato da un’economia produttiva basata sull’agricoltura e sull’allevamento, in Italia settentrionale centro-orientale va dal 5500 a.C. circa al 3600-3500 a.C.
Il Neolitico, ossia il periodo caratterizzato da un’economia produttiva basata sull’agricoltura e sull’allevamento, in Italia settentrionale centro-orientale va dal 5500 a.C. circa al 3600-3500 a.C..
Uno dei siti più antichi noti per la bassa pianura veronese è stato scoperto a S. Andrea di Cologna Veneta, dove sono state rinvenute le tracce di un importante insediamento del Neolitico antico; nella bassa pianura veronese sono stati scoperti anche alcuni siti del Neolitico recente e finale (fine V-prima metà IV millennio a.C.) che testimoniano la presenza della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, a Pila Culà di Bovolone e, in un secondo momento, l’affermarsi di gruppi portatori di una tradizione occidentale della Cultura Chassey-Lagozza.
I singoli gruppi controllano grandi spazi utili alla pastorizia e la mobilità delle comunità nel territorio aumenta sensibilmente.
Nella bassa pianura veronese la maggior parte delle evidenze riferibili all’Età del rame è rappresentata da manufatti in selce scheggiata o in pietra levigata derivanti perlopiù da recuperi occasionali di superficie; un’importante eccezione è l’abitato di Gazzo Veronese – loc. “Il Cristo” dove è stata rinvenuta una grande struttura a pianta rettangolare interpretata come una casa seminterrata.
Alla fine del III millennio a.C., intorno al 2200 a.C., si colloca l’inizio dell’Età del bronzo, così definita perché vede l’affermazione di un nuovo metallo, il bronzo, una lega di rame e stagno. L’antica Età del bronzo, che si colloca tra il XXIII e la metà del XVII secolo a.C., vede l’occupazione sistematica della pianura veronese con l’affermazione delle palafitte, abitati di ambiente umido in cui le case sono costruite su impalcati retti da pali, i siti diventano stabili e l’impatto sull’ambiente si fa sempre più consistente e distruttivo. Uno dei siti più importanti del territorio di questo periodo è la palafitta di Dossetto di Nogara: all’interno dell’area indagata, di soli 40 m², sono venuti in luce grandi cumuli di scarico ricchissimi dei resti delle attività domestiche e consistenti tracce delle strutture in legno delle abitazioni; in particolare si sono conservati i pali verticali e alcune tavole degli impalcati su cui sorgevano le case. Oltre alla ceramica e alla litica a Dossetto si sono conservati anche alcuni oggetti di legno. Tra essi spiccano un manico per ascia, un piccolo disco forato e una tavoletta enigmatica