Con l’età del Ferro si assiste allo sviluppo della civiltà dei Veneti, in particolare nella pianura veronese si assiste alla nascita dei nuovi poli di Oppeano e Gazzo Veronese. I grandi abitati dei Veneti avevano bisogno di risorse diversificate per la propria sopravvivenza: le coltivazioni avevano un ruolo primario per la produzione dei cereali e altrettanto importanti erano i boschi per il legname, essenziale per l’edilizia; la carne era garantita dall’allevamento di suini, mentre pecore e capre erano una risorsa importante per i prodotti secondari: formaggi e lana di alta qualità. Importantissimo era anche l’allevamento dei cavalli veneti, talmente pregiati e famosi da essere citati anche da Omero.
Oltre ai due poli principali di Gazzo Veronese e Oppeano, esistevano anche altri insediamenti sparsi nel territorio, che probabilmente avevano un ruolo subalterno, come quello di Terranegra di Legnago, che, dopo una fase di occupazione nell’età del Bronzo, vede lo sviluppo di un abitato dall’VIII-V sec. a.C.
Lo scavo ha messo in luce delle importanti testimonianze relative alle strutture interne delle case dell’età del Ferro e delle attività domestiche svolte nell’abitato, quali la filatura, la tessitura e la lavorazione dei cereali.
Il rituale funerario è testimoniato dalle numerose necropoli rinvenute nel territorio, in particolare quella della Colombara di Gazzo Veronese; le sepolture erano in maggioranza ad incinerazione e nei corredi funerari sia maschili sia femminili è presente abbondante vasellame da banchetto legato tanto alla cerimonia funebre quanto a un’ideologia che vede nel banchetto il momento più alto della vita aristocratica. Per questi motivi si innesta facilmente, dal V secolo a.C., l’idea del simposio, il banchetto alla greca, che giunge in Nord Italia insieme alle merci d’importazione come la kylix attica per bere il vino.